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CATANIA, CONTRO LA SOCIETA’ MALATA NON BASTA IL SOLO INTERVENTO CLINICO DOBBIAMO SOSTENERE UNA “PSICHIATRIA COMUNITARIA”

Categoria: News

«Una giornata dedicata alla riflessione e alla possibilità di sostenere una Psichiatria comunitaria, aperta a tutte le agenzie, che possa coinvolgere tutte le reti presenti sul territorio per la salvaguardia dell’identità individuale e sociale, messa a rischio da una profonda inquietudine di fondo che oggi caratterizza tante famiglie e purtroppo troppi giovani». Con queste parole il direttore generale dell’Asp Giuseppe Calaciura – alla presenza del direttore sanitario Domenico Barbagallo - ha aperto questa mattina – al Museo Diocesano – il convegno “Il Disagio e la città”, realizzato dall’Azienda sanitaria etnea in collaborazione con la Caritas di Catania – diretta da Padre Valerio di Trapani - e con il patrocinio del Comune di Catania, rappresentato dal direttore generale del Comune Maurizio Lanza.

Un evento organizzato anche e soprattutto per ringraziare il lavoro del direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asp Tommaso Federico, che lascia la direzione dopo anni di grande impegno e dopo aver speso tutte le energie per progetti che oggi rappresentano una realtà importante per il capoluogo etneo: dal Barnaut – il bar interamente gestito dai disabili mentali – ai laboratori permanenti creativi; dalla creazione del gruppo di coristi  - formato dagli utenti - al giornale del Centro diurno interdistrettuale, passando per i servizi strutturati per la comunità.

«L’idea che vogliamo lanciare – ha spiegato Federico, alla presenza delle istituzioni, ma soprattutto degli utenti che insieme a lui hanno riscoperto la voglia di vivere e di impegnarsi sul territorio - è quella di poter creare una omogeneizzazione della prassi con la teoria, che rappresentano le due facce della stessa medaglia. Tutto questo è possibile soltanto attraverso la condivisione dei problemi e una costruttiva collaborazione (tra le diverse istituzioni della nostra città) nella ricerca delle possibili soluzioni che tengano conto di tutte le variabili presenti, elementi indispensabili per una, seppur graduale, risalita della china, oggi più che mai auspicabile in diversi campi della vita sociale e politica. Da qui deve partire la ricerca di una profonda osmosi tra governo clinico e politico»

Il quadro che è emerso, grazie ai relatori presenti – protagonisti principali di questo percorso – è quello di «una società catanese malata – ha continuato Federico – che risente della mancanza di legami relazionali, sociali e affettivi forti. Una società “tossicomanica” con un alto tasso di disturbi nevrotici, borderline, psicotici, che s’innescano su personalità difficili, rigide, disadattate, aggravate dall’assenza di valori, dalla mancanza di lavoro, dalla carenza di sostegni. Soltanto con un profondo e costante lavoro fondato sulla centralità della persona e attraverso interventi volti all’abilitazione (non solo alla riabilitazione) tutti insieme potremo invertire questa rotta».

20 novembre 2010 (alr)

Catania, 24/11/2010

a cura:
dell'UFFICIO STAMPA