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AIDS, PROBLEMA PERSISTENTE: «NON ABBASSIAMO LA GUARDIA»

Categoria: News

«Aids, il pericolo è ancora dietro l’angolo. Dal 2007 al 2009 tra Catania e provincia sono state registrate ben 138 nuove diagnosi da infezione da Hiv, che corrispondono ad una media di quasi una nuova diagnosi a settimana. Nel 2009 sono stati 35 i catanesi infettati da Hiv. Numeri  inquietanti – forniti dal Servizio Epidemiologia dell’Asp Catania - ancor più quando si paragonano a quelli dei due anni precedenti: 52 nel 2007 e 51 nel 2008. La Sindrome da immunodeficienza acquisita non è lontana dalle nostre vite, al contrario è ancora vicina. Anzi, vicinissima.
«Quando nel 1981 si sentì parlare per la prima volta dell’Aids – spiega il direttore generale dell’Asp Giuseppe Calaciura - lo stadio clinico terminale dell’infezione del virus dell’immunodeficienza umana (Hiv) il mondo tremò. Si parlava di questa spaventosa malattia, tra amici e negli studi medici. Si controllavano i bicchieri al bar e si stava ben attenti dal venire a contatto con le ferite altrui. I rapporti sessuali furono etichettati tutti come pericolosi. Ogni cosa sembrava condurre all’Aids. Col tempo la paura è diminuita, si è prima ristretta ad una fascia – quella degli omosessuali e dei tossicodipendenti – poi a poco a poco relegata in un cantuccio, quasi non esistesse più. E invece, mai abbassare la guardia».

L’Asp di Catania, la prima azienda siciliana a dare applicazione al decreto regionale del maggio del 2010, che ha istituito in Sicilia la sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv, nella Giornata mondiale Aids presenta dati particolareggiati da numeri e statistiche.

«La sorveglianza - che è stata solo di recente introdotta nel nostro Paese (d.m. 31.03.2008) – si aggiunge alla vigilanza della malattia Aids già avviata a partire dal 1990. I primi dati disponibili si riferiscono agli anni 2007-2009  e sono frutto della collaborazione con i quattro reparti di Malattie infettive presenti nella provincia di Catania» spiega Mario Cuccia, responsabile del Servizio Epidemiologia dell’Asp Catania.

I numeri, infatti, confermano che il problema dell’Hiv/Aids non è un solo problema dell’Africa sub-sahariana ma riguarda anche i Paesi sviluppati. I dati italiani, elaborati dal Centro operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, avvalorano la rilevante dimensione dell’infezione da Hiv nel nostro paese. In Italia, infatti, un individuo su quattro non sa di essere infetto: le persone che vivono con l’infezione Hiv/Aids sul territorio nazionale sono circa 143.000–165.000, mentre la stima di nuove infezioni da Hiv nel 2010 si aggira intorno ai 3.500-4.300 casi. Tra le modalità di trasmissione, la principale, con l’80,1% di incidenza, continua ad essere quella dei rapporti omo e eterosessuali. Preoccupante il dato relativo all’età media per il primo test Hiv, che si aggira intorno ai 38 anni; mentre la percentuale di stranieri infetti stimata è del 29,8 per cento.

«Sorvegliare l’andamento delle infezioni da virus Hiv è oggi più che mai importante – incalza il dott. Cuccia – oggi il notevole miglioramento della sopravvivenza dei soggetti infetti da Hiv (che sempre più tardivamente entrano in quello stadio dell’infezione che noi chiamiamo Aids) non ci consentono di ricavare il quadro attuale, che nel nostro paese ha subito nel tempo profonde modifiche. Infatti, l’infezione che inizialmente era caratteristica soprattutto dei tossicodipendenti, che utilizzavano droghe per via iniettiva, si è progressivamente trasformata diventando una tipica infezione trasmessa per via sessuale. Dobbiamo sviluppare iniziative per promuovere l’esecuzione del test Hiv, poiché la sua diffusione, garantita in termini di “privacy”, può determinare una più precoce diagnosi e trattamento dell’infezione che determina un duplice beneficio: migliore quantità e qualità di vita del soggetto infetto e riduzione del contagio del virus, poiché la terapia farmacologia riducendo la quantità di virus presente nell’organismo riduce anche la probabilità di trasmetterlo».

1 dicembre 2010 (alr)

Catania, 03/12/2010

a cura:
dell'UFFICIO STAMPA