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DSM ADRANO-BRONTE: PROTOCOLLO CON LA POLIZIA MUNICIPALE

Categoria: News

BRONTE  - La polizia municipale dei comuni ricadenti nel distretto di Adrano e Bronte e il Modulo dipartimentale della Salute Mentale di Catania 7 (Dsm Adrano-Bronte) dell’Asp – diretta dal Commissario Gaetano Sirna - hanno definito un protocollo con lo scopo di migliorare la collaborazione tra gli Enti nell’effettuazione dei Trattamenti e degli Accertamenti sanitari obbligatori (Tso/Aso): «Una convenzione – sottolinea il direttore del Distretto Carmelo Florio - il cui obiettivo è quello di tutelare il diritto alla salute del paziente con patologia psichiatrica grave, quando questi si trova in fase di acuzie, e cercare di salvaguardare la “sicurezza e l’adeguatezza” degli operatori coinvolti nella realizzazione di questo delicatissimo compito».
Il protocollo applicativo è stato elaborato e orientato in base all’indagine sociologica sul benessere organizzativo – effettuata nei mesi di marzo e aprile 2013 - che il direttore Carmelo Florio e il sociologo Mariella Papotto hanno avviato presso i servizi di Salute Mentale del distretto di Adrano-Bronte e i comandi di polizia municipale di Adrano, Biancavilla, S.M. di Licodia, Bronte, Maletto, Maniace e Randazzo, registrando una partecipazione di 104 operatori (su un totale di 133 in organico).
«L’indagine – sottolinea Papotto - è stata condotta utilizzando un questionario strutturato che ha rilevato i seguenti risultati: la maggioranza degli operatori che sono coinvolti in un intervento  di Tso/Aso percepisce di far parte di una squadra che partecipa a un provvedimento di cura di un paziente che non ha coscienza della propria malattia e il cui stato può essere pericoloso per sé e per gli altri. Questa consapevolezza genera la percezione di essere coinvolti nello svolgimento di compiti particolarmente stressanti e che richiedono conoscenze ed abilità di cui (spesso) si ritiene di non disporre. Anche la comunicazione e gli scambi d’informazione tra gli operatori sono percepiti come inadeguati, mentre norme e procedure sono avvertite come “troppo rigide”. Pertanto, se da un lato, la maggioranza degli intervistati sottolinea i sentimenti di umanità, compassione, empatia e sensibilità manifestati durante l’intervento di ricovero e cura del paziente; dall’altra, avvertono un senso di insicurezza di abbandono e di insofferenza».
Il protocollo – alla cui stesura hanno partecipato Florio, il direttore del distretto Di Guardia, Papotto e i Comandanti della Polizia Municipale dei Comuni del Distretto Adrano Bronte - individua da un lato compiti e competenze e, dall’altro, responsabilità e garanti che possano ridurre i livelli d’insicurezza e di stress. Senza dimenticare il bisogno di formazione e dialogo che chiedono i titolari dell’intervento per potersi prendere cura in maniera efficace del paziente anche prima del ricovero.
«Questa sinergia – conclude Florio - è finalizzata a promuovere le buone pratiche e a costruire durante l’intervento una relazione simmetrica tra gli operatori dei due enti che assicuri sicurezza ed efficacia nel processo di cura. Il documento intende riconsiderare la Salute Mentale come processo che appartiene a tutti gli stakeholders, chiamati in causa per sostenere percorsi di prevenzione (primaria e secondaria) e un reale riconoscimento delle reti di cura formali ed informali. A distanza di 35 anni dalla L.180/78 che ha aperto le porte del manicomio, restituendo le persone con patologie psichiatriche alla “normalità” della vita, diventa oggi ancora più necessario e urgente “chiudere le porte del pregiudizio”, anche ratificando accordi, protocolli e programmi che coinvolgano comunità ed istituzioni in interventi multimodali contro lo stigma della salute mentale ed investendo sul capitale sociale della collettività; perché ai pazienti guarire non basta se la comunità ed il contesto in cui una persona vive, invece di accettare, rifiuta  e nega la diversità ed il disagio».

30 luglio 2013 (alr)

Catania, 31/07/2013

a cura:
dell'UFFICIO STAMPA